Nuovo DPCM, governo al lavoro: cosa può accadere dal 16 gennaio

Da lunedì 11 gennaio torna la “suddivisione a fasce”, che prevede il persistere della “zona arancione” per 5 Regioni. Già da ora il governo sta valutando il nuovo DPCM, in vigore dal 16 gennaio, con misure più rigide.

Stazione metropolitana (Foto: Pixabay)

Una volta terminato il weeekend, che prevede la Fascia Arancione per tutta Italia, si tornerà alla suddivisione a fasce a partire dal lunedì 11 gennaio. Secondo quanto stabilito dall’ultimo decreto saranno cinque le Regioni che resteranno in “Zona Arancione”, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Calabria e Sicilia, mentre le altre torneranno a essere “gialle” e lo saranno fino al 15 gennaio. Il governo è però già al lavoro per il nuovo DPCM, che scatterà dopo quella data e che prevede un’ulteriore stretta per evitare che il numero di positivi al Covid-19 possa salire ulteriormente come accaduto in quest’ultimo periodo.

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La decisione definitiva sarà comunque presa a ridosso della data, in modo tale da renderla il più possibile aderente all’evoluzione della curva dei contagi. La linea intrapresa dall’esecutivo resta comunque la stessa intrapresa in quest’ultimo periodo. La cautela deve essere massima, non è possibile permettersi ulteriori allentamenti, che potremmo poi pagare a caro prezzo.

 

Il governo lavora al nuovo DPCM: cosa può accadere dal 16 gennaio

Il premier Conte e i suoi collaboratori stanno comunque già pensando ai requisiti che dovranno essere presi in considerazione per valutare quali misure restrittive adottare nelle varie zone. Come già accaduto per le norme in vigore da lunedì, i parametri saranno più rigidi. Determinante sarà il livello dell’Rt per stabilire quale sia la fascia. Secondo quanto rivelato dall’ANSA, in caso di incidenza settimanale dei casi superiore a 250 ogni 100mila abitanti, si finirà in maniera automatica in “Zona Rossa”.

Traffico limitato a Roma a causa delle misure restrittive (Foto: Getty Images)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’idea di adottare un sistema meno permissivo è nata dall’Istituto Superiore di Sanità, consapevole di come sia necessario non abbassare la guardia per non andare incontro alla tanto temuta terza ondata. Su questo aspetto si è detto d’accordo anche il CTS, che valuterà la situazione con le Regioni.

Già da ora prima di prendere una decisione definitiva si sta analizzando come sta evolvendo la curva dei contagi in modo tale da capire a cosa dovremo andare incontro. Sulla base del quadro attuale, l’unica a correre il rischio cncreto di finire in “zona rossa” è il Veneto, ormai da mesi alle prese con un incremento di casi decisamente preoccupante. Da valutare anche l’Emilia Romagna: qui nella giornata di ieri si era arrivati a 242,44 casi ogni 100 mila abitanti. Da non sottovalutare anche quanto sta accadendo nella provincia di Bolzano (231,36), il Friuli Venezia Giulia (205,39) e le Marche (201). I miglioramenti più evidenti si stanno invece registrando in Toscana, dove secondo le ultime rilevazioni si era arrivati a 78,95 casi ogni 100mila abitanti.

Tra le altre misure allo studio c’è la proroga dello stato di emergenza, valido fino al 31 gennaio.

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