Dopo il famoso monologo di Felicissima Sera, Pio e Amedeo sono sati subissati di critiche, ma i due comici hanno risposto per le rime dichiarando guerra a benpensanti.

Pio e Amedeo ancora una volta hanno dimostrato di avere coraggio da vendere. Nulla in confronto a quello mostrato nel programma che li ha lanciati, Emigratis, che li ha visti indossare la maschera dei guitti per mettere alla berlina il provincialismo che affligge gli italiani, portando scompiglio nelle vite dei vip.
Nell’ultima puntata di Felicissima Sera, Pio e Amedeo hanno preso di mira l’ipocrisia del politically correct. Per i due comici, mettere al bando parole considerate offensive verso i neri e gli omosessuali, evitando di affrontare realmente il problema della discriminazione, è un po’ come nascondere la polvere sotto il tappeto.
Il monologo di Pio e Amedeo ha scatenato una reazione a catena. I due comici foggiani sono stati tempestati di critiche, ma la risposta non si è fatta attendere ed è apparsa sui loro profili social.
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Pio e Amedeo dichiarano guerra: “Vogliamo fare, satira, come abbiamo sempre fatto”

L’incipit del messaggio social rende l’idea dei quello che sarà il seguito: “Qualcuno forse da questo post si aspetta delle scuse e lo avvisiamo subito che rimarrà deluso”. Pio e Amedeo non fanno retromarcia, ma anzi, passano al contrattacco, appellandosi alla sacra arte che in Italia è caduta nel dimenticatoio.
“Vogliamo fare, satira, come abbiamo sempre fatto”, rivendicano i due comici, che non accettano lezioni da nessuno “Perché insieme a Vladimir Luxuria eravamo lì” in Russia” per far sentire la voce per il diritto di uguaglianza, e di buona risposta siamo stati spinti in una macchina con violenza da energumeni e siamo stati buttati fuori fisicamente a calci da quel paese”.
Per chi li ha attaccati in queste ore, le parole pronunciate durante il monologo, considerate comunemente come offese per i neri e gli omosessuali, non possono e non devono essere pronunciate in alcun modo. Un luogo comune anche questo, secondo Pio e Amedeo, perché “le parole hanno la loro importanza! Eccome se ce l’hanno…ma non sono nulla in confronto all’intenzione!”.
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“Questo abbiamo detto! Non ci provate”, ammoniscono i due comici, perché “si può fare così schifo anche usando solo termini ‘politicamente corretti'”. La cattiveria come intenzione è ciò che fa la differenza nell’uso delle parole. Questo è il concetto chiave del messaggio. E per disinnescarla la cattiveria si può ricorrere a una sola arma: l’ironia.
Ma “nessuno ha detto che l’ironia disinnesca la violenza!”, osservano amaramente. Per poi chiudere il messaggio con una metafora tristemente attuale, che invoca tra le righe un cambiamento più profondo: “La risata è solo un palliativo all’ignoranza, perché se l’ignoranza è come il covid, il sorriderci su e non dare troppa importanza ai vocaboli è il vaccino. E il vaccino non è la cura! sorriderci su è solo l’ombrello sotto l’acquazzone”.





