Allerta per Twitter e Facebook, ecco il perché rischiano un esodo di utenti

Cadono sotto accusa i social network più utilizzati al mondo, parliamo di Twitter e Facebook. Un attacco alla democrazia?

Mark Zuckerberg
Mark Zuckerberg (Ceo Facebook)(Getty Images)

Sono ormai anni che si parla di ‘fake news‘, ‘come limitare le fake news’, ‘come combattere le notizie false’; sono stati tanti gli interventi da parte dei social per limitare la propagazione di notizie completamente errate, eppure il sistema sembra arrivato al collasso.

Negli ultimi periodi sembra che i social network si siano presi la responsabilità di ‘controllare’ i contenuti pubblicati sulle loro piattaforme. Il sistema del social network, come sappiamo, funziona attraverso un web 2.0: se prima, con il web 1.0 l’utente interrogava il web per avere risposte, adesso è ben diverso il gioco. Sul web 2.0 ognuno può dire la sua, è l’utente il vero protagonista e creatore di contenuti. Ma tutto questo a cosa ha portato?

Il risultato di un web libero e democratico ha portato a migliaia di fake news che riescono ad avere un’eco spropositato, creando forti disagi soprattutto nel mondo dell’informazione. Con questa impostazione, e soprattutto attraverso le ‘piazze digitali’ come Facebook e Twitter, tutti possono dire tutto; ovviamente come in ogni traguardo tecnologico, c’è il lato buio della medaglia.

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Il problema delle fake news è legato soprattutto al fenomeno del populismo politico. Sono tanti ormai i politici che fanno il loro lavoro anche attraverso i social. Si può far politica attraverso i sondaggi su Instagram? Questo sarebbe sicuramente un punto di domanda sul quale riflettere, ma andiamo avanti.

I social minacciano le forme democratiche del web 2.0

Trump
Trump (Getty images)

In questi ultimi tempi ci siamo trovati davanti ad Instagram che prende la decisione di oscurare tutti i nudi pubblicati sulla sua piattaforma per limitare la condivisione di materiale pornografico, soprattutto per l’ingente presenza di minori. Twitter e Facebook, inoltre, sono stati i protagonisti di vere e proprie censure (ricordiamo nelle ultime ore l’attacco ai profili di Trump che sono stati completamente oscurati), è accettabile una scelta del genere?

Il pubblico sembra essere diviso tra chi sostiene che i social abbiano fatto una giusta scelta in quanto l’incitazione alla violenza deve essere sempre condannabile, e chi, invece, ha ritenuto la scelta come una presa di potere impropria. E’ risaputo che i social guadagnano attraverso la nostra dipendenza: vogliono la nostra attenzione, per poi rivenderla a terze parti; è questo il loro reale guadagno.

Ma cosa succede quando la libertà di espressione viene limitata duramente? Sarà possibile una ribellione da parte di tutti gli utenti, sia di Twitter che di Facebook, perché il popolo ha lottato per decine di anni per riuscire ad ottenere il diritto di parola illimitato: l’aveva ottenuto attraverso le piazze digitali.

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Sui social il cittadino si sentiva libero di prendere parte all’opinione pubblica, per una volta non doveva scendere in piazza a protestare senza essere ascoltato: sui social network avrebbe potuto avere molto più seguito. La parola democrazia deriva dal greco: etimologicamente parlando significa “governo del popolo” , “demos” e “cratos”. Non togliete il diritto di parola, se non volete forte ripercussioni sul vostro impero.

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