Rivolta a Washington, arrestato l’uomo del momento: cosa rischia adesso

Arrestato “Jake lo sciamano”, una delle figure più note tra quelle che hanno preso parte alla rivolta di Washington. 

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“Jake lo sciamano” all’interno del Congresso (Getty Images)

Una delle immagini più diffuse della rivolta che ha avuto luogo nel Palazzo del Campidoglio a Washington lo scorso 6 gennaio è sicuramente quella di “Jake lo sciamano“. L’uomo, che indossava una pelliccia di bisonte, è uno dei rivoltosi che ha assaltato il punto focale della democrazia americana. Oggi il Dipartimento di Giustizia degli USA ha annunciato che l’uomo si trova in prigione.

La polizia infatti lo ha arrestato per ingresso illegale e violento nel Campidoglio, nonché per condotta disordinata. L’uomo non è l’unico che rischia di trascorrere molto tempo in galera per i fatti di Washington: molti leader della rivolta sono già stati arrestati. Tra questi ci sono anche Adam Johnson, che ha rubato il podio della Speaker della Camera Nancy Pelosi, e Derrick Evans, un deputato del Congresso del West Virginia.

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Arrestato “Jake lo sciamano”, cosa succede ora negli USA

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“Jake lo sciamano” all’interno del Congresso (Getty Images)

L’arresto di “Jake lo sciamano“, nome con cui è noto Jacob Anthony Chansley Angeli, è solo l’ultimo tassello di una vicenda che entrerà nella storia. Negli Stati Uniti infatti, dopo un primo momento di forte shock, un’ondata di sdegno generale ha fatto partire una serie di arresti e di ripercussioni. Si tratta della prima volta che il Campidoglio viene attaccato dal 1814, quando l’esercito inglese diede fuoco al Congresso.

Gli eletti al Congresso tra le fila dei democratici sembrano più intenzionati che mai a partire con l’impeachment per Donald Trump. La messa in stato di accusa del Presidente degli Stati Uniti, regolata dalla Costituzione, prevede che l’accusa parta dalla Camera dei Rappresentanti. Per questo motivo David Cicilline, Rappresentante per il Rhode Island, ha presentato alla Camera gli “articoli di impeachment”. Se verranno approvati toccherà al Senato giudicare la colpevolezza o meno del presidente uscente Trump.

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