USA, il Senato confermerà la vittoria di Biden: anche Pence scarica Trump

Il Senato degli USA confermerà tra poche ore la vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali dello scorso novembre. Anche il vicepresidente Mike Pence scarica Donald Trump.

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I deputati neoeletti sulle scale del Campidoglio di Washington (Getty Images)

Mancano poche ore al riconoscimento ufficiale della vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali dello scorso novembre. Alle 13 ora locale – le 19 in Italia – il Congresso degli Stati Uniti si riunirà in seduta congiunta per certificare i risultati delle elezioni. Nonostante l’opposizione di Donald Trump e di alcuni politici repubblicani non c’è più margine per un nuovo riconteggio dei voti, né per bloccare ulteriormente le cose.

Gli USA arrivano a questo momento fondamentale per la tenuta della loro democrazia in un clima davvero teso. I sostenitori dell’ormai ex presidente Donald Trump infatti continuano a non riconoscere il risultato delle elezioni, denunciando brogli. Numerosi tribunali però hanno sentenziato che non ci sono prove che sostengano le accuse. Per questo numerosi politici repubblicani, tra cui l’ex candidato alla presidenza Mitt Romney.

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Senato USA, anche Mike Pence scarica Trump: “Non lo farò”

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L’ex Vice Presidente USA Mike Pence (Getty Images)

L’ultima carta dell’ex presidente americano Donald Trump per bloccare il risultato elettorale era nelle mani di Mike Pence, suo Vice Presidente e alleato per quattro anni. Alla vigilia della seduta congiunta del Congresso, che Pence dovrà presiedere in quanto Presidente del Senato, anche questo tentativo disperato va in fumo. L’ex Vice Presindente infatti ha detto a Trump che non ha i poteri per bloccare il riconoscimento del risultato elettorale senza violare la Costituzione.

Il Presidente del Senato, che nella legge fondamentale americana coincide con il Vice Presidente in carica, non ha infatti potere di veto sulle decisioni dell’assemblea. Sembra però che Trump non abbia preso bene la notizia. Alcune voci di corridoio infatti sostengono che l’uomo abbia minacciato “conseguenze politiche pesanti” per lo storico alleato, che oggi gli volta per la prima volta le spalle.

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